Maurizio Della Nave

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Come sapete adoro fare le interviste e questa volta ho fatto due chiacchiere virtuali con Maurizio Della Nave.

Tutti i tuoi lavori sono un inno alla creatività, molto particolari… come riesci a dare forma alla tua fantasia? Da cosa trai ispirazione? 

L’ispirazione? Effimera inafferrabile misteriosa irrazionale. Quasi impossibile cercarla: è lei  che può apparire in qualunque momento e scomparire in un attimo se si accorge che la stai cercando. A volte è un soffio a volte una esplosione, si manifesta quando e dove non te lo aspetti; devi essere sempre pronto a riceverla ad afferrarla a comprenderla. Spesso è la sensazione di averla accanto ma non devi sforzarti di metterla a fuoco altrimenti non la senti più…

Per me è come una continua danza dove ispirazione immaginazione fantasia fanno parte del mio respiro del mio battito del mio vivere. Non esiste un momento in cui “traggo ispirazione” od un momento in cui “dò forma a qualcosa”, no, è un flusso continuo che d’un tratto si rivela in chiara idea e questa prende forma nella mia mente ancor prima che sulla carta o nel computer. Ogni giorno mi scorrono davanti innumerevoli movimenti di questa danza ed io posso riuscire a fermarne solo alcuni…

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Si può trarre ispirazione da qualunque cosa, comunque. Una volta vidi distintamente un marchio (per il quale avevo tentato tutto il giorno senza risultato) semplicemente nel gioco delle fiamme tra la legna nel caminetto. Un’idea per la copertina di un disco-LP scaturì dall’osservazione di una macchina industriale per la conservazione in sottovuoto. Ho realizzato una scatola dopo aver visto come si apriva uno strano fiore tropicale in un giardino botanico. Scendendo in una grotta in Apuane ed osservando alcune concrezioni mi è apparso come poteva essere un catalogo di una mostra d’arte. Dalla conformazione di alcune nuvole al mare è nato un portaoggetti in plexiglass. In effetti la Natura può essere un mondo infinito di ispirazione e spesso mi ha suggerito buone idee… Ma anche un semplice foglio ed una matita possono dare forma alla fantasia in un modo incredibile!, tutt’oggi mi affascina e meraviglia ogni volta vedere come nasce un’idea semplicemente da alcuni segni sulla carta fatti quasi senza seguire un preciso pensiero. E poi la stessa carta che può essere tagliata e piegata in infinite varianti!, è una delle cose che più mi attrae ed ho lo Studio pieno di prove e prototipi fatti con carta e cartone con le forme più svariate e talvolta apparentemente incomprensibili.

Anche per l’attività di organizzazione di eventi musicali e istallazioni urbane particolari, l’ispirazione la incontro osservando e ascoltando liberamente qualunque cosa. Se poi a questo si aggiunge l’attrazione verso realizzazioni inusuali ed anche complesse da mettere assieme, il gioco diventa qualche volta davvero molto interessante…

Raccontaci qualcosa della tua infanzia, di come è nata la passione per il tuo lavoro.

Il mio lavoro creativo attuale si è “trasformato” con passaggi attraverso diverse attività, tra le quali quella di musicista e di tecnico del suono, ma mi piace pensare che si è “formato” anche leggendo viaggiando e soprattutto curiosando incessantemente. E la “curiosità” è stata parte predominante anche della mia infanzia, complice il fatto che in famiglia mi lasciavano sempre libero di “scoprire” e di “sperimentare”, con mio padre operaio d’una grande Azienda telefonica che mi portava telefoni guasti e oggetti tecnici vari che spesso io smontavo e trasformavo in qualcos’altro, e con mia madre che mi lasciava sempre le scatole di sapone o di altri prodotti per ritagliarle e trasformarle in giochi e poi una zia (che lavorava in una Casa Editrice) mi portava sempre molti libri di storie e di avventura e di altro. Fra questi alcuni erano bellissimi libri “animati” pop-up e un paio soprattutto mi fecero scoprire ed apprezzare la tecnica “origami” giapponese…

Fino a circa sei anni abitavo in campagna e lì osservavo di tutto e giocavo a costruire le cose più strane con ciò che trovavo; quella casa era abbastanza vicina alla casa natale di Leonardo Da Vinci e la prima volta che vi arrivai (al Museo Leonardiano) rimasi affascinato da tutto ciò che vedevo e credo che quella e le altre volte che mi ci portarono contribuirono a sviluppare in me un particolare meccanismo di immaginazione che tuttora mi accompagna.

Arrivati a Firenze, andammo ad abitare in un quartiere del centro dove erano presenti molti laboratori di pelletteria e di artigianato oltre allo storico Opificio delle Pietre Dure; da lì a poco seppur piccolo cominciai a fare spesso il giro dei laboratori, Opificio compreso. Era un mondo infinito di scoperte e qualche volta qualche artigiano mi dava degli scarti che io poi “lavoravo” a casa a modo mio. Ma l’Opificio fu particolarmente ammaliante quando scoprii i mosaici e gli intarsi e gli incastri che quei “veri artisti” riuscivano a fare! (Ricordo che toccavo le superfici dei lavori cercando di capire dove erano unite le tessere dalle forme più diverse e tutto era sempre abbastanza misterioso).

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Ma Firenze era tutta da scoprire e subito dopo l’alluvione del ’66 avevo undici anni ed ero già “abbastanza grande” da poter esplorare un poco di più; quel drammatico evento mi offrì l’occasione di entrare in luoghi anche abbastanza inusuali (aiutando spesso a pulire e liberare dal fango e dai detriti) e questa “valanga di arte e di informazioni” credo sia stato uno dei primi trampolini da cui sono saltato e che in qualche modo hanno definito nel tempo un percorso decisamente variegato e con più direzioni…

Beh!, poi quella città già colma di arte e di storia negli anni ’60 e ’70 ed oltre si è ulteriormente riempita di “felice creatività” d’ogni tipo e la difficoltà era soprattutto, per me che crescevo, quella di rincorrere e raggiungere di tutto e di più!  Forse per certi versi ci sono abbastanza riuscito… Ma questa naturalmente non è più “infanzia” e d’altra parte sia l’infanzia che i tempi successivi sono stati solo la base, ancora non-cosciente, da cui poi ad un certo punto è nata la passione per il mio lavoro.

Raccontaci un incontro o un evento che ti ha cambiato la vita.

Di eventi e di incontri che in qualche modo hanno influito nella mia vita ce ne sono stati tanti, non credo di riuscire a “isolarne” uno solo. Parlavo poco fa del periodo tra gli ultimi anni ’60 fino alla fine degli anni ’80.  Beh!, io sono uscito da casa dei miei molto presto e mi sono tuffato subito nelle musiche e nei colori di quel periodo, viaggiando in autostop, attraversando esperienze anche molto diverse tra loro ma tutte rivelatesi vettori di scoperta e di crescita creativa fuori dagli schemi usuali. Concerti, spettacoli teatrali, mostre e festival di ogni tipo, sono stati punti di arrivo preferiti per molto tempo; qualche volta se c’era bisogno di manovalanza mi offrivo ed in tal modo osservavo conoscevo imparavo… Divertente ripensare che in alcuni di quei luoghi dove passai come spettatore poi ci sono tornato nelle vesti di partecipante (come ad esempio il Moers Festival ed il Documenta in Germania, La Piramide di Memè Perlini a Roma ed il Festival di Santarcangelo di Romagna, per citarne alcuni)…

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Certamente qualche incontro più di altri mi ha aperto a nuovi paesaggi, penso a Gregory Corso per le strade romane, a Bruno Munari incontrato per caso e con un po’ di timore a Milano, a Fernanda Pivano che in una piazza a Spoleto mi raccontò in un quarto d’ora la Beat Generation, a Pietro Grossi e ad Alvin Curran coi quali scoprii la musica contemporanea, a Virgilio Sieni e a Ronald Bunzl che mi fecero apprezzare le sperimentazioni nella danza e nel teatro, all’artista concettuale Maurizio Nannucci (con cui da molti anni ho collaborato ed ancora oggi collaboro) che mi introdusse in un mondo artistico quasi-infinito, al pubblicitario Mario Fiorenza (per qualche anno anche mio suocero) che mi insegnò moltissimo sulla comunicazione, …ma forse coloro che più di altri mi “guidarono” inizialmente verso la grafica e la ricerca con la carta e coi segni furono due semplici tipografi fiorentini che mi aprirono al mondo dell’arte della stampa!, con loro ho trascorso ore indimenticabili imparando con la pratica ed il lavoro di stampatore che mi invitavano a condividere (nessuna scuola mi ha dato così tanto!), gentili e pazienti mi insegnarono davvero molto…

Tornando un attimo indietro, quando ancora ero ai primi anni della scuola superiore, mi capitò di incontrare a Firenze un certo Tony che suonava le tastiere in un gruppo chiamato “Le Orme” e che non conoscevo; da lì a poco gli organizzai un concerto nella palestra all’aperto della scuola. Fu un evento abbastanza semplice ma che mi fece render conto di quanto poteva essere interessante e non-difficile “organizzare” alcune cose che avevo in mente; da allora non ho mai abbandonato questa specie di attività “a latere” e spesso assieme ad altri (perché una delle cose che amo di più è la collaborazione creativa) ho proposto eventi musicali e istallazioni, fino al recente passato con i sei pianoforti sulle Mura lucchesi oppure i cento flautisti che suonano in un labirinto di note (per il quale è stato dato un riconoscimento dal Premio Abbado 2015), e continuando in un prossimo futuro con altre cose abbastanza particolari… Come si può capire, in fondo, per me è più il fluire complessivo di incontri ed eventi che in qualche modo danno forma alla mia vita ed al mio lavoro, ognuno di essi partecipe.

Cosa vuol dire per te la parola creatività?

Credo che ancora nessuno abbia risposto esaustivamente a questa domanda, anzi credo che non sia possibile… Di per sé è già una parola che per sua etimologia tende a dividersi tra “personale” e “divino” e dunque anche tra pratica reale e trascendenza. Può essere (ed anche al tempo stesso) crescita, far qualcosa dal niente, atteggiamento mentale, unione diversa e nuova di elementi esistenti, linguaggio e comunicazione (anche e soprattutto con sé stessi), superamento e soluzione di una crisi, serendipità (trovare per caso qualcosa mentre si cerca qualcos’altro), leggerezza e semplicità del pensiero anche attraverso un percorso complesso, non fermarsi a quello che ci si aspetta di vedere, divertimento, sregolatezza e un po’ di follia, sperimentazione senza porsi limiti o traguardi (ed anche se apparentemente sembra inutile), invenzione, visione, illuminazione, bellezza, godimento, gioco, …e si potrebbe continuare a lungo. Ecco perché non è possibile “definire” la creatività.

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E poi per me quasi sempre creatività, sense of humour, gioco, camminano assieme; se la creatività si prende troppo sul serio, quella muore. Spesso le idee creative migliori non arrivano mentre siamo alla scrivania o al computer o mentre si fanno riunioni impegnate, arrivano invece mentre si guida o si cucina o nel dormiveglia oppure durante una passeggiata o giocando con un gatto, e via così… Una volta a Parigi un suonatore di organetto mi disse che se continuavo a camminare per quelle strade con lo sguardo basso non avrei mai visto la vera bellezza della città e che dunque dovevo passeggiare “col naso all’insù” e in tal modo avrei visto cose che pochi riuscivano a notare. Quella piccolo accadimento fu una specie di rivelazione e realizzai che poteva essere così anche col pensiero e con la vita quotidiana…

Quali consigli potresti dare ai giovani artisti che vogliono migliorare e muovono ora i primi passi in questo mondo? In particolare, c’e’ qualche libro che ti ha aiutato nella tua formazione professionale? 

Di libri che mi hanno aiutato ce ne sono tanti, troppi, da non riuscire davvero a elencarne solo qualcuno. Ma quasi nessuno di essi è precisamente relativo al mio lavoro. Leggere è “divorare” continuamente informazioni emozioni conoscenze scoperte, è cibo puro ed inscindibile da un qualsiasi “lavoro” creativo. L’invito è semplicemente quello di accogliere ogni libro che incontri, come ad entrare in un altro mondo da cui uscire rinnovato e arricchito e soprattutto entrarci assieme all’immaginazione libera da qualunque ostacolo. Lasciare che il libro ti parli e ti faccia “viaggiare” perché durante quei viaggi le idee si cibano assieme a te…

No, non mi sembra che ci siano “veri consigli” da dare; ognuno è diverso e se si “seguono consigli di altri” allora si eliminano delle possibilità. Essere semplicemente “sé stessi” è già un buon inizio. Con un pizzico di tendenza ad “osare” e senza paura di cadere… E provare sempre a fare qualunque cosa viene in mente, perché come qualcuno talvolta mi ha detto “è meglio vivere con il ricordo che con il rimpianto”.

Di una cosa, nonostante molti dicano spesso il contrario, sono certo: c’è sempre qualcosa di nuovo da pensare creare inventare e soprattutto nei mondi delle attività creative questo è ancora più vero.  Ed un’altra cosa ancora mi piace sempre pensare: infine per la maggior parte delle attività creative basta quasi sempre solo una matita ed un foglio di carta per far nascere le idee…

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Beh!, “nel cassetto” ce ne sono molti. Qualcuno è uscito e si sta preparando, comunque… Per la parte organizzativa, assieme ad alcuni compositori ed artisti contemporanei, durante il prossimo anno sono in progetto un paio di istallazioni con un alto numero di musicisti. Ci sarà anche una mostra molto particolare di “partiture musicali d’artista” a cui sto già lavorando. Ulteriore progetto, una mia mostra personale basata sulla “ingegneria cartotecnica” e su alcuni lavori visuali fatti completamente al computer.

Per la parte più legata al graphic design ed alla progettazione artistica, sto lavorando ad una serie di multipli d’arte personalizzati e ad un progetto di più ampio respiro relativo al settore dei marchi. In cantiere al momento ci sono un paio di lavori di paper-engineering nel settore dei contenitori industriali ed un po’ di editoria più classica…

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