Rugantino

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Il profumo del palcoscenico, il vociare sommesso della platea, il sipario che si apre….TEATRO. Non riesco a non emozionarmi ogni volta e quando ne ho l’occasione mi regalo sempre uno spettacolo nuovo. Voglio raccontarvi il mio “Rugantino”. Più di tre ore di spettacolo. Uno spettacolo dal sapore amarcord dedicato appunto a Rugantino. Era il 1962 quando Nino Manfredi rappresentava per la prima volta sul palcoscenico questa opera. Un allestimento storico per il grande musical di Garinei e Giovannini che vedeva anche altri interpreti noti: Aldo Fabrizi, Lea Massari, Bice Valori. 

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A distanza di 48 anni tutto ricorda quella indimenticabile messa in scena. Le musiche, le scenografie (con annessi 26 cambi di scena) e i costumi sono quelli originali dell’epoca. Le musiche inconfondibili e indimenticabili del Maestro Armando Trovajoli e lui: Rugantino, interpretato da Enrico Brignano che ne calza perfettamente i panni. Corre su e giù sul palco, sfotte, provoca, diverte con la sua aria canzonatoria. Rappresenta l’essenza del popolano romano diventando un nuovo emblema della romanità più verace. Serena Rossi con la sua voce da usignolo incanta il pubblico ed è Rosetta, la preziosa, la coraggiosa e indomabile Rosetta. E poi Mastro Titta, ironico, pacioso e istrionico al tempo stesso che canta: “una donna dentro casa e un’altra cosa…..” e la cosa meravigliosa è che mentre canta una coppia seduta davanti a me si bacia. Magia del teatro. L’arte va coltivata, va protetta e soprattutto bisogna renderla accessibile a tutti perchè capace di regalare momenti di allegria e pace. Ogni volta che esco da un teatro dopo aver assistito ad uno spettacolo la mente vola e sogna. Poi arriva il gran finale e gli applausi e vedi gli attori che anche dopo oltre 100 repliche si commuovono e vivono per quel momento che dura poco, ma ripaga immensamente. Voglio chiudere questo post con la bellissima lettera che Brignano scrive a Rugantino:

Carissimo Rugantino,

con la deferenza che mi tocca visto che sono il più piccolo, tu sei stato concepito nel 62 e io nel 66, ti scrivo. Stasera amico mio, devo affrontare il tuo pubblico, la gente della nostra città che tu rappresenti, sperando di non scontentare nè te, nè loro. Una bella impresa per uno che nun je và de fa niente. Abbiamo lavorato tanto alle prove e speriamo che il risultato sia buono, ma c’é sempre la paura, il teatro è come la vita, alla fine va come je pare. La voglia de rugà è sempre tanta, ma io spero stasera di dare ai romani, un momento di pausa, spero di farli stare allegri. Anche i nostri tempi sono tosti come i tuoi e pure de più e tu non c’hai avuto la vita facile, speriamo che a me me vada un pò mejo. Visto che io e te semo romani e nun è manco colpa nostra, damme una mano Rugantì, ce stai? L’altra mano però tiemmela in testa che me la sento girà, e non vorrei che me cascasse prima della fine. Sperando di fatte fa’ bella figura, mi firmo il tuo rispettoso amico

Enrico Brignano.




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