Fundamentals, biennale di venezia

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Si chiama Fundamentals, la 14esima Biennale di Venezia che questo anno è stata curata quest’anno dal famoso architetto olandese Rem Koolhaas. Il tema scelto per l’evento  è: “Assorbendo la Modernità: 1914-2014,” che è stato affrontato attraverso la costruzione di padiglioni tematici. La volontà di Koolhaas  è stata molto precisa: “Creare una Biennale sull’architettura, non sugli architetti”, un’idea in controtendenza rispetto a quello che di solito accade nelle altre manifestazioni artistiche in giro per il mondo.

In occasione di questo evento l’architetto ha voluto celebrare anche la sua carriera attraverso una sua personale creazione. L’artista olandese ha collaborato con Swarvoski per creare la porta della mostra Monditalia. Uno spettacolo di luci dorate accompagnate da luminosi cristalli d’argento che riprendevano la forma di un classico palazzo veneziano. Di fronte alle porte decorate si vedono rappresentazioni iconografiche della storia religiosa di Venezia.

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Degno di nota sicuramente il Padiglione Coreano, intitolato “Crow’s Eye View: The Korean Peninsula” (La Prospettiva del Corvo: La Penisola Coreana), e curato dall’architetto astrattista Minsuk Cho. il padiglione mira a dimostrare le possibilità culturali dell’unificazione architettonica delle due Coree (anche se molto lontana per ora). Il colpo d’occhio è davvero bello.

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Il Leone d’argento è andato alle “Monolith Controversies” (Controversie Monolitiche) del Cile, disegnate dagli architetti Pedro Alonso e Hugo Palmarola. Questo padiglione si concentra unicamente sul “muro di cemento”, un componente fondamentale dell’architettura moderna e della sua relazione a contesti sociali e politici differenti.

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Il Canada ha combinato la cultura indigena con la modernità in “Adattamenti Artici: il 15esimo anniversario di Nunavut”. Curato dal team di architetti Lateral Office, insieme a Francia e Russia, il Canada ha ottenuto una menzione speciale dai giudici della Biennale. Il padiglione mostra le abitazioni usate dagli indigeni che vivono a Nunavut, un territorio a nord del Canada che sta celebrando i suoi primi 15 anni. Il padiglione inoltre presenta modelli architettonici che guardano al futuro.

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Modernità: Promessa o Minaccia? è invece il titolo del padiglione francese, curato dall’architetto Jean-Louis Cohen. Nel padiglione viene utilizzata l’ironia in diverse forme; attraverso i progetti di grattacieli del 1934 che più tardi diventarono luoghi di campi di prigionia, e con l’esposizione di modelli architettonici ‘ultra-moderni’. Si coglie una certa inversione di tendenza rispetto agli altri progetti in mostra, questo padiglione si presenta come uno studio più indagatorio e se vogliamo polemico sul tema della modernità.

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L’ultimo padiglione che ha ottenuto una menzione speciale è quello della Russia con il suo “Sta bene: La Russia ha superato il nostro presente” curato da architetti dello Strelka Institute for Media, Architecture, and Design. Nel padiglione sono allineati diversi stand e guide turistiche, ognuna delle quali mostra diversi elementi della cultura russa moderna e distribuisce vari opuscoli e materiali informativi.

 

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