IL METODO GORDON RAMSAY APPLICATO AL MONDO DEGLI EVENTI, DELLE GARE E DELLA CREATIVITÀ

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Recentemente ho letto molti articoli che parlano del mondo delle gare, degli eventi e della comunicazione ed era da tempo che volevo scrivere un post riguardo a questo argomento.

Ho scelto di occuparmi di creatività e comunicazione a 18 anni (forse anche prima) e la scelta è stata dettata dal fatto che lavorare con queste due “materie” consente ogni giorno di imparare cose nuove, di viaggiare e di confrontarsi con altre culture.

Negli anni ho avuto la possibilità di osservare molto da vicino il mondo delle gare, della comunicazione ed in particolare degli eventi.

Il sistema gare ha per così dire “funzionato” per un certo periodo, ora non è più così. Le gare fanno bene alle agenzie e alle risorse che vi lavorano. Le gare non fanno bene quando sono distruttive. Distruttive della creatività, distruttive perché pur di aggiudicarsele si riducono i margini di profitto mettendo a serio rischio i posti di lavoro.

La parola “sistema” sembra rimandi a qualcosa di lontano ed astratto…ma non è così. Quel sistema è fatto da uomini e donne, da agenzie e clienti. Voi vedete i vantaggi di questo sistema? Dove ci ha portati? Che senso ha fare una gara quando probabilmente sai già che non la vincerai? oppure che senso ha vincere la gara quando il budget non copre nemmeno le spese di produzione del progetto?

Ora arriva Gordon.

Qualche anno fa mi sono recata a Londra circa una settimana prima che venisse celebrato il Giubileo della Regina. Volevo osservare come si prepara una città ad un evento di questa portata. Vi assicuro che è stata una delle esperienze più istruttive che abbia mai fatto. Esperienza, questa è la parole chiave. Ho utilizzato nel lavoro e nella vita di tutti i giorni molte delle informazioni che ho acquisito in quei giorni trascorsi a Londra. Tornando a casa in aeroporto mi sono fermata per pranzo in uno dei ristoranti di Gordon Ramsay. Volevo fare quell’esperienza, volevo verificare di persona la fama di questo Chef. Amazing. Questo è l’aggettivo che mi viene in mente per descrivere quel pranzo. Accoglienza, servizio, mise en place, la miglior Caesar salad che abbia mai mangiato nella mia vita. Tornerei in quel ristorante? Sì.

Cosa centra tutto questo con il mondo delle gare e degli eventi?

Quando Gordon nel programma “Kitchen Nightmares” analizza la situazione disastrosa del ristorante di turno spesso e volentieri prende un foglio bianco e disegna una linea proprio al centro.

La linea rappresenta la via sulla quale affaccia il ristorante.

Poi disegna un puntino all’inizio di quella linea. Il puntino rappresenta il ristorante nei suoi primi anni di vita. Dopo qualche minuto lo Chef comincia a disegnare altri puntini che sono i ristoranti che sono stati aperti nel corso degli anni. L’offerta è cresciuta in modo esponenziale e quindi se prima c’era un ristorante in zona ora ci sono altri 10 nuovi ristoranti.

Domanda:

se io volessi vendere un prodotto che tutti già hanno, in quantità superiore a quella già a disposizione, 24 ore su 24, a che prezzo potrei venderlo? La risposta è una sola: A ZERO!

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Distinguersi, distinguersi, distinguersi e semplificare. Questa è la ricetta. E soprattutto fermasi ad analizzare.

Questo metodo di analisi seppur semplice a mio avviso è applicabile al mondo degli eventi e delle gare. Che senso ha andare in una direzione che sta portando alla chiusura di diverse agenzie? E non c’è distinzione tra grandi e piccole. Prima di cambiare il sistema, devono cambiare le persone. Fermarsi non è un male ma un bene. Fare una gara comporta fare un investimento in termini di risorse umane, risorse economiche e tempo. Non esistono rimborsi per le gare. Perché? Perché siamo noi a permetterlo, perché non esiste una legislazione che tuteli gli sforzi e l’impegno.

Non è rimasto molto TEMPO per cambiare le cose. Prima che la situazione peggiori.

Di recente ho ascoltato due cose interessanti. La prima riguarda l’ideogramma giapponese che rappresenta il Popolo italiano. Molto tempo fa l’ideogramma aveva un significato: “Popolo di conquistatori”, ora il significato è “Popolo inventore di idee”. Quindi forse dovremmo tornare a fare quello che sappiamo fare meglio: INVENTARE!.

La seconda cosa rigurda un’intervista di Oliviero Toscani. Sostiene che la creatività non si trova al tavolo di un’agenzia ma fuori. Concordo. La creatività che è quella che fa la differenza nelle gare e forse anche nella vita si nutre di esperienze.

Inventare quello che ancora non c’è è l’unica via percorribile. Immaginare nuovi “sistemi” è la strada da imboccare. Non è la via più semplice ma quella che probabilmente porterà risultati sul lungo periodo.

 

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