Armani Silos: estasi e tormento

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Tempo fa avevo scritto un post dopo aver letto il libro scritto da Giorgio Armani.

Oggi invece voglio raccontarvi un’esperienza speciale. Ieri ho avuto la possibilità di visitare per la prima volta un luogo davvero unico. Armani Silos.

Non pubblicherò molte immagini a parte quella di copertina. Voglio farvi conoscere e vedere questo Museo attraverso le mie parole.

Partiamo dal nome, Perchè Silos? In quel luogo in passato venivano conservate le granaglie, materiale per vivere. Così come il cibo anche il vestire serve per vivere.

E’ uno spazio aperto e vivo. Sì, vivo. Camminando per i diversi ambienti ho avuto la sensazione che le pareti respirassero. Ogni materiale, ogni luce ogni dettaglio non è lasciato al caso.

In questo grande spazio di 4.500 metri quadrati che si sviluppa su quattro piani, vi attende una selezione ragionata di abiti e accessori dal 1980 a oggi. La selezione, che non segue un criterio cronologico, racconta la storia e l’estetica dello stilista ed è suddivisa per temi, temi che hanno ispirato e che continuano a ispirare il lavoro creativo di Giorgio Armani. Al piano terra, la sezione Stars e la sezione dedicata al Daywear. Al primo piano la sezione Esotismi. Al secondo piano, Cromatismi. Al terzo e ultimo piano la sezione Luce.

Lo spazio propone, oltre all’esposizione, un gift shop, una caffetteria aperta sulla parte interna e l’archivio digitale. Quest’ultimo raccoglie schizzi, disegni tecnici esemplificativi e materiale relativo alle collezioni prêt-à-porter e di alta moda.

Ho letto diverse interviste di Giorgio Armani e mi hanno colpito queste parole: “La moda sembra vivere in un eterno presente, in realtà ha necessità di riflettere su se stessa e sulle proprie radici proprio per proiettarsi nel futuro, accompagnando e spesso anticipando i grandi mutamenti sociali. Ricordarci come siamo stati ci aiuta a capire come potremo essere.” In queste parole credo sia racchiuso il significato profondo di Armani Silos.

Per raggiungere tanto equilibrio, perfezione, armonia occorre grande silenzio. Silenzio dal clamore, dalla mondanità, dalla frenesia quotidiana. C’è un video che viene proiettato all’ingresso, nel primo ambiente al piano terra sulla sinistra. Si vede Armani disegnare, lavorare sui tessuti, c’è un momento in cui con forza afferra una giacca per destrutturarla. La delicatezza è contenuta nell’atto del disegno, la forza è espressa attraverso un gesto molto fisico. Armani è un uomo solo, eppure durante la mia visita è come se ad accompagnarmi fossero stati in due. Li vedevo entrambi in modo netto e distinto.

Le pareti, fate scorrere il palmo della mano sulle pareti. Sono fredde, la superficie non è liscia eppure avverti anche una sensazione di calore, di benessere. Quando sali le scale è come essere sospesi in un mondo parallelo. E’ come se al visitatore venisse concesso del tempo per preparare lo sguardo.

Struttura, rigore ed estro. Questi gli ingredienti di tale alchimia.

Una volta ho letto che le opere per Michelangelo erano estasi e tormento. Io le ho viste entrambe, soprattutto il tormento.

 

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