La creatività secondo Jeremy Scott

Era da tempo che volevo vedere il docufilm su Jeremy Scott e finalmente ci sono riuscita. Un artista a 360°, un creativo di quelli dirompenti, uno stilista e l’attuale Direttre Creativo della maison Moschino.

The People’s Designer racconta il percorso creativo che lo stilista ha seguito nel realizzare la prima collezione per Moschino,  fino ad arrivare alla sfilata Fall 2014 che ha segnato il suo debutto con il brand. Nel documentario – diretto da Vlad Yudin e prodotto da Matt Kapp – appaiono numerose star con le quali Scott ha collaborato ed emerge la sua personalità poliedrica e variopinta.

Credo che Scott sia nato per sfidare le convenzioni fino al limite perchè spezza le consuetudini del design del mondo della moda, creando opere d’arte visivamente stravaganti ma allo stesso tempo funzionali.

Jeremy non è nato in una grand metropoli e i suoi inizi sono tutt’altro che semplici. Nato in una fattoria del Kansas con la madre casalinga e il padre «campione» (l’hobby del posto) di barbecue, Scott ha una sorella che adora ed è il suo avvocato. Sin da ragazzino è stato bersaglio dei suoi compagni di scuola, perchè vedevano che era “diverso” e questo ha segnato profondamente Jeremy, ma allo stesso tempo lo ha sponato ad andare avanti, soprattutto grazie alla nonna che era la sua prima fun e sostenitrice.

Duratnte il film Jeremy torna nei luoghi in cui è cresciuto e ringrazia di essere vissuto in luogo dove si poteva dare spazio all’imaginazione perchè non c’era quasi nulla se non natura e calma.

E’ passato attraverso il senso di smarrimento, quando molte scuole di moda lo riufiutavano perchè non capivano il suo stile e il suo modo di creare. E‘ andato prima di tutto contro se stesso abbandonando la tranquillità della vita di campagna per inseguire il suo sogno.

A 18 anni lascia la provincia e va a New York all’Istituto di designer Pratt e poi se ne va a Parigi città che sognava sin da bambino e sulla quale fantasticava leggendo le riviste di moda francesi per imparare la lingua. Nel film sorride quando racconta di aver amato quella città a tal punto da dormire persino nella sua metropolitana quando non aveva soldi. Per un po’ è stato anche in Giappone e naturalmente ha imparato il giapponese. Collaborazioni a gogò perché lui ha un fiuto su quello che i ragazzi amano: Adidas, Smart, Swatch e Longchamp sono alcuni.

Sua grande intuizione è stata circondarsi di amici, uno in particolare: Pablo Olea. Suo braccio destro e forse il primo che ha creduto davvero in lui. Per la prima sfilata a Parigi non avevano budget per spedire gli inviti e Pablo ne ha consegnati a mano 2000. La sfilata ebbe un enorme successo e da quel momento la carriera di jeremy prese il volo.

Nel film “Into the wild” viene pronunciata questa battuta: “La felicità è reale solo quando condivisa”. Questo sembra essere il fil rouge della storia di questo straordinario creativo. Arrivare ai vertici e arrivarci da soli non serve a nulla.

«La moda ti deve dare felicità, altrimenti che senso ha? Abbiamo già tutto e tanto: perché dovremmo essere attratti da qualcosa di triste e noioso? E noi stilisti, per primi, siamo fra i più fortunati al mondo» Dalle sue parole si può intuire il suo carattere, allegro, irriverente ma molto onesto soprattutto con se stesso.

Un film davvero interessante che consente di entrare nel mondo di Scott, anche se non del tutto ….ma consente di guaradare in quella sorta di caleidoscopio che è la sua mente. Molti pensano che un creativo debba essere sempre sicuro di sé, ma non è così. Durante il film ti accorgi che una delle attività preferite di Jeremy è dubitare, porsi domande di continuo. Quando però vede l’idea, il concept…non lo ferma più nessuno.

Quando è stato chiamato da Moschino per diventarne il Direttore Creativo ha cercato di pensare a qualcosa che potesse convincere la maison ad affidargli l’incarico. In aereo pensa che lui non parla italiano ma di sicuro “Parla Moschino”.

In neppure dodici mesi ha rilanciato la griffe italiana raccontandola attraverso la sua visione, che non è per nulla lontana da quella che era dello stilista fondatore, con una buona dose di humor e ironia là dove, in un ambiente come la moda, ce n’è sempre meno.

Un film sicuramente da vedere è assaporare, soprattutto se sisete appassionati di creatività.

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