The Judge

c_The-Judge_articolo2

Qualche giorno fa ho visto un film che ha lasciato una traccia profonda dentro di me. Uno di quei film che ti incollano alla sedia del cinema. The Judge.

Hank è un avvocato di successo e si è fatto la fama di essere senza scrupoli nel difendere implacabilmente anche gli indifendibili. “Le persone innocenti non possono permettersi di pagarmi” risponde beffardo a chi lo critica. Ma se in aula sembra indistruttibile, il suo punto debole non è difficile da scovare, e si tratta della sua famiglia. Una madre, unico vero affetto con cui riesce a tenersi in contatto. Due fratelli, uno maggiore con cui non lega e uno minore con problemi mentali. E, soprattutto, un’ingombrante figura paterna, chiamato “The Judge” dai figli poiché influente giudice della sua cittadina natale, con cui ha oramai da troppo tempo un (almeno) apparentemente insanabile rapporto di amore-odio. Nella sua permanenza a Chicago sembra non avere legami affettivi, ma il passato lo lega a Carlinville, sua cittadina natale, un luogo sepolto nel suo cuore, ma con il quale è costretto a fare i conti quando sua madre viene a mancare. Hank è restio a tornare in quella località, soprattutto perché deve avere a che fare con il padre Joseph.  Vorrebbe quindi venir via il prima possibile, ma l’accusa di omicidio che viene mossa contro suo padre lo trattiene ed riapre vecchie ferite.

Una sceneggiatura brillante, numerosi cambi di registro. Robert Downey Jr, per l’ennesima volta, può sfoggiare le sue doti di carismatico affabulatore, senza caricare eccessivamente la caratterizzazione risultando molto credibile.

Chi conosce la storia personale di Robert Downey Jr non prova meraviglia nel vedere tanto realismo sullo schermo. L’attore infatti ha definito senza mezzi termini di avere un padre che è un vero stronzo. Problemi di alcolismo e droga completano il quadro di una vita sempre in bilico.

Il dialogo più intenso avviene quando Hank e il padre si trovano a parlare di reputazione e condotta. Il giovane figlio replica al padre che lui alla fine è un semplice giudice di una altrettanto semplice cittadina americana. Il padre lo gela portandogli gli esempi di due presidenti degli Stati Uniti. Il primo, Grant viene ricordato come Whiskey Ring, perchè era un alcolizzato dedito alla corruzione e non per aver contribuito alla vittoria della guerra di secessione. Il secondo, Ronald Regan viene ricordato per le caramelle e non per aver contribuito all’abbattimento del muro di Berlino. Forse è così, molti rinnegano le proprie radici, costruiscono castelli di fumo per non ammettere con se stessi la verità. Come dice il “Giudice”: solo i colpevoli rifiutano di andare alla sbarra.

I commenti sono chiusi.