Le Luci della città

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Qualche giorno fa sono andata a Teatro. Amo questo luogo, perchè amo il profumo del palcoscenico. Molti dei miei amici mi prendono in giro perchè sostengono che il palcoscenico non profuma. Eppure ogni volta vengo inebriata da quel profumo, è unico al mondo.

Al Teatro Elfo Puccini è andata in scena Mr Pùntila e il suo servo Matti affidata alla regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia. La commedia dolce amara di Bertolt Brecht è una variante economica del dottor Jeckyll e Mister Hyde, una provocazione marxiana ispirata dal ricco possidente di Luci della città, capolavoro di Charlie Chaplin.

Nell’animo umano convivono bene e male e il ricco possidente Mr Pùntila le incarna perfettamente. Da sobrio è il padrone malvagio dei suoi dipendenti intenzionato a dar sua figlia in sposa a un diplomatico citrullo, mentre da ubriaco è magnanimo e propone sua figlia Eva in sposa al suo chauffeur Matti.

Per il personaggio di Mr. Pùntila l’ispirazione viene da due fonti: una è Charlie Chaplin di ‘Luci della città’ dove c’è un personaggio inventato da Chaplin che è un miliardario, che quando è ubriaco è generoso e gentile con Charlot e quando invece è sobrio, lo caccia di casa e lo tratta malissimo. Questo personaggio viene mescolato a un altro di una serie di racconti, poi farse, di tradizione finlandese che Brecht conobbe durante il suo esilio in Finlandia nel 1941, e che gli servirono da spunto per costruire questo personaggio, che quindi sta in bilico tra il grottesco e il simbolico. Rappresenta un po’ il volto doppio del capitalismo, quello luminoso, rutilante e pieno di attrattive, che anche la società mostra, e quello duro, spietato e crudele che le necessità della finanza ci hanno mostrato anche in questi anni.

Lo spettacolo è scandito da una serie di tappe musicali che raccontano la vicenda costruita attraverso una serie di quadri come spesso succede in Brecht. E’ una specie di dramma-commedia costruita per stazioni e ogni stazione è introdotta da un brano musicale che racconta quello che succederà nella scena seguente.

Porto con me molto di questo spettacolo, soprattutto la riflessione che non è detto che la superiorità di un uomo sull’altro possa assicurargli il controllo del mondo. La finzione a volte supera la realtà. Non mi sono soffermata sugli altri attori, tutti molto bravi che danno vita a una sorta di buffa corte dei miracoli composta da presunte fidanzate, maggiorenti locali, popolani vari e il suo chauffeur Matti che, su tutti, regge il confronto con l’alcolico protagonista.

Matti, novello cantastorie è sicuramente il personaggio che più mi ha colpito. Conosce il suo padrone, lo conosce talmente bene da riuscire a tenere a bada gli sbalzi caratteriali del suo datore di lavoro, anche se alla fine si ribella e lo abbandona.

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