Rallenta il passo

Giorgio_Faletti“Scendendo a piedi verso il porto, Frank vide il capannello di gente ferma a osservare le macchine della polizia e gli uomini in divisa che si affannavano fra le barche attraccate alla banchina. Sentì il suono di una sirena montare piano alle sue spalle. Rallentò leggermente il passo”

Queste parole sono tratte da un romanzo che ho amato molto: “Io uccido” di Giorgio Faletti. Lo ricordo bene il nostro incontro tra i corridoi di una grande casa editrice. Io allora ero una bambina con le sue mille domande, i suoi eroi e per me Giorgio Faletti era il mitico Vito Catozzo, l’uomo buffo in televisione che mi faceva tanto ridere. Ricordo gli occhi limpidi e trasparenti e ricordo che mi si è avvicinato con un grande sorriso. Io lo osservavo un po’ intimorita….ma quegli occhi vivaci erano un parco giochi per me. Era istrionico, eppure leggevo un velo di malinconia in quello sguardo. Crescendo ho capito. Non è che per caso un giorno ti improvvisi scrittore e cantastorie. Giorgio era sempre stato Giorgio, ma la gente voleva vedere solo Vito o uno dei suoi mille personaggi. Anche io allora vedevo Vito, ma quando ho cominciato a leggerti ho visto finalmente Giorgio. Mi piace l’espressione “rallentare il passo” che ha utilizzato nel suo romanzo, perchè oggi Giorgio ha rallentato il suo di passo. Lui raccontava spesso di quando era caduto nella vita e si era rialzato. Non era un santo, ma con le parole ci sapeva fare, Dio se ci sapeva fare.

Lo voglio immaginare così, felice della vita che ha vissuto, felice della vita che vivrà. Per fortuna almeno le parole restano, oltre ai ricordi.

Ciao Giorgio.

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