Creatività, eventi, comunicazione…e le verità nascoste.

Era da diverso tempo che volevo scrivere questo articolo e oggi credo sia il momento giusto per farlo.

Da dove partiamo?

Da quello che sta succedendo nel mondo della creatività, degli eventi e della comunicazione in generale. Ultimamente ho letto articoli ed interviste che trattano appunto di questi argomenti e devo dire che mi hanno lasciata con l’amaro in bocca. Soprattutto perché nessuno dice le cose come stanno e delineano scenari immaginari che poco hanno a che fare con la realtà che vivo ogni giorno.

Le parole che leggi sono sempre le stesse….

Qualità, quantità, mission, vision, scoperta, divertimento, sperimentazione, innovazione, trasformazione digitale, creatività, passione, talento, valori, strategia, engagement, consulenza, trend, esperienze, emozioni, futuro, contenuto, contenitore, coerenza,….

E l’elenco credetemi……potrebbe andare avanti all’infinito. E cosa resta?

Il VUOTO, l’unica parola che non compare nell’elenco.

Amo la comunicazione e la creatività, ho scelto un lavoro (a detta di molti “strano”) che mi porta a viaggiare molto e soprattutto ad osservare ed ascoltare.

Durante questi 39 anni ho lavorato a molti progetti, ho conosciuto molte persone che lavorano nel mondo della comunicazione e posso affermare che quelle davvero interessanti si contano sulle dita di una mano. Soprattutto ho riscontrato che c’è sempre poca aderenza tra la “versione pubblica” delle persone e quella reale.

La creatività non è un’entità astratta, come la comunicazione e mi domando come se ne possa parlare senza coltivarle davvero. Giorno dopo giorno. Il mercato degli eventi è sempre più complesso e la responsabilità non è dei clienti, ma di chi lavora con e per loro. Della poca capacità di saper filtrare ed interpretare il mondo che cambia.

Ritornando all’elenco di parole che vi ho riportato, tre in particolare hanno attirano la mia attenzione:

PASSIONE, COERENZA e TALENTO

Passione, perché devi averne davvero molta se vuoi avere a che fare con il mondo della comunicazione, soprattutto per colpa di tutte quelle strane creature che lo popolano…le famose “contraddizioni”.

Coerenza, perché è la cosa più difficile da applicare nel tempo. La tentazione di scegliere le scorciatoie è sempre molta.

Talento, perché va coltivato e i ritmi di questo lavoro spesso non consentono di coltivare nulla se non il proprio ego.

In un mercato in continua evoluzione bisogna fare lo slalom ed essere dei giocolieri del problem solving per riuscire a tenere in equilibrio queste tre parole.

Però c’è un però, le persone ti vedono alla fine. Ti vedono per quello che sei e quello che fai e quello che condividi.

Mi piacerebbe leggere la verità da chi come me ha scelto di fare questo lavoro. Mi piacerebbe sentir davvero parlare del mondo della gare, della fatica, del sudore, della delusione che comporta avere a che fare con questo mondo. Mi piacerebbe ascoltare i “Professori sempre in cattedra” raccontare cosa succede quando una società o un’agenzia affronta un periodo di crisi. Il fine? Condividere il sapere e le esperienze.

Mi piacerebbe poter assistere a confronti veri, senza filtri. Continuare a dipingere la realtà per quella che non è fa del male alla creatività e a chi ci lavora.

Le agenzie chiudono, razionalizzano, riaprono sotto mentite spoglie, le risorse vengono tagliate, i talenti mortificati. Nessuno parla di questi aspetti e la domanda è perché. Molti decantano fatturati milionari….alcuni sono veri, ci mancherebbe….ma per molti è solo autocelebrazione del nulla.

Per poter trovare una soluzione bisogna conoscere il problema e il problema arriva da molto lontano. Parte delle persone e non dalla creatività. La creatività non si sposta di un millimetro è sempre presente, sono le persone che non riescono più a dialogarci.

Chi fa questo lavoro ha il dovere di celebrare la bellezza di questo mondo, ma ha soprattutto ha la responsabilità di raccontare la verità.

Gli addetti ai lavori che in un budget non inseriscono la voce creatività, mi domando come possano anche solo parlarne. Anche gli uffici acquisti delle aziende spesso non inseriscono la voce creatività nei budget e lo capite da soli che così non va bene.

La creatività comporta tempo e risorse. E’ ora di smetterla, bisogna tornare a parlare di vera creatività. La condivisione è fondamentale e purtroppo vedo tanti “addetti ai lavori” che restano nel loro orticello. Questa è la cosa che mi spaventa di più, perché chi ama la creatività, chi la ama davvero condivide. Quando parlo di condivisione non mi riferisco ai propri successi, ma ai propri insuccessi. Sono quelli che ti fanno crescere e fanno crescere.

Personalmente condivido da una vita, mi viene naturale e spontaneo e chi legge il mio blog lo sa. Non condivido solo esperienze, ma anche momenti di vita. Quello è il bagaglio più prezioso di chi lavora con la creatività. Spesso mi scrivono ragazzi alle prime armi e io rispondo sempre, anche agli orari più improbabili. Perché? Perché voglio che sappiano la verità e che si innamorino di questo lavoro sapendo cosa li aspetta. Nel bene e nel male.

Parlando di condivisione utilmente ho letto alcune parole di Michelangelo Buonarroti. Sì, del Maestro….e mi hanno lasciata a bocca aperta.

L’esperienza di realizzare la Cappella Sistina è stata un’esperienza fisica ed emotiva per Michelangelo. Si sente sempre parlare dell’estesi e del tormento del pittore, ma molto poco del dubbio, del dolore fisico e della paura che lo hanno attraversato. Eppure questi tre elementi lo hanno sempre accompagnato, ma chi racconta questo momento della sua vita preferisce soffermarsi sul mito.

Sul retro di questo foglio Michelangelo ha scritto una dedica e un indirizzo: «A Giovanni, a quel / proprio da Pistoia». Il sonetto quindi doveva essere inviato a Pistoia, ad un amico.

A lato dei versi tracciò, in punta di penna, il celebre, piccolo ed ironico autoritratto: Michelangelo ha visto se stesso in verticale, in scomodissima posizione, mentre affresca la volta della cappella Sistina. E’ un uomo privo di abiti che si leva sulla punta di un piede e allunga il braccio destro per sfiorare, con il pennello la volta da affrescare.

La sua faccia è ricoperta di colore, schizzata di colori e il dubbio lo attanaglia. Dubita perfino della sua capacità di essere un buon pittore.

Il dubbio è il miglior terreno fertile per il talento. Fa sorridere pensare che Michelangelo arrivasse persino a dubitare di essere un buon pittore. Eppure è dovuto passare attraverso il dolore fisico, il dubbio per poi raggiungere la meraviglia che tutto il mondo oggi ci invidia.

La verità ha permesso a Michelangelo di superare se stesso. La verità e il duro lavoro ripagano sempre. Nessuno dice che è facile, ma di sicuro è possibile. Il mio augurio è di leggere e vedere un po’ più di verità per ritornare a sentir vibrare la creatività.

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