Talento, una gabbia dorata

Recentemente ho visto un documentario molto bello, che fa riflettere e che parla di talento e creatività.

Avicii, come era più conosciuto il famoso dj svedese Tim Bergling, è stato trovato morto mentre si trovava a Mascate, in Oman: aveva 28 anni. Avicii era uno dei più importanti DJ dell’EDM (musica dance elettronica), dell’electro house e della progressive house; da anni era uno dei DJ più noti al mondo.

Il docufilm ripercorre circa 8 anni della sua vita e ascoltando la storia lo capisci subito che qualcosa non va, forse tutto. Da un lato il talento smisurato di questo ragazzo e dall’altro gli avvoltoi che girano intorno. La sua determinazione era davvero pazzesca, per lui la cosa importante era fare musica e dare sfogo alla sua creatività. Per gli altri la cosa importante era come fare soldi.

Anche le scelta del suo nome d’arte in qualche modo ha un significato molto profondo e forse profetico.

Bergling iniziò a mixare canzoni nella sua camera da letto e a pubblicarle gratis su un blog di musica svedese e, in seguito, sul suo profilo MySpace. Raccontò più avanti di aver scelto il nome d’arte Avicii perché “Bergling” (il suo cognome) era già stato preso da altri. Avicii è un riferimento all’Avīci, che significa “senza onde” ed è, semplificando un po’, il livello più basso di quello che per il buddismo è il corrispettivo dell’inferno.

Lui che era un ragazzo timido, introverso si è trovato catapultato in un mondo più grande di lui e con il tempo si è ritrovato in un vero inferno.

La creatività e il talento sono cose meravigliose, ma non quando queste diventano una sorta di gabbia dorata dalla quale non è possibile più uscire. Per lui è stato così.

Le anime sensibili difficilmente resistono in un ambiente così distante dal loro modo di essere e sentire la vita. L’alcol per Avicii era diventato un modo per superare le proprie timidezze e forse anche insicurezze. Un modo per sopportare qualla pressione, le aspettative di tutti.

Si impara molto da questa storia, soprattutto si impara che fermarsi è possibile e soprattutto necessario per preservare quella sensibilità che è tutto, soprattutto per chi crea. Dopo alcuni anni di grande successo, nel 2016 Avicii smette di esibirsi dal vivo per concentrarsi sulla composizione e produzione in studio della musica. Della sua decisione parla il documentario Avicii: True Storiesdiretto da Levan Tsikurishvili, suo amico e collaboratore per quanto riguardava l’aspetto visivo delle sue esibizioni dal vivo.

Quando ha dato il suo addio alla scena musicale ha cominciato a viaggiare moltissimo a ricercare un contatto con la natura…..purtroppo i demoni che lo tormentavano, hanno avuto la meglio. Ora spero solo che abbia trovato la pace che cercava.

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