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Il tempo si fa materia: quattro secoli in dialogo tra Tintoretto e Vedova

Emilio Vedova è uno tra i miei artisti preferiti e appena ne ho occasione vado sempre a vedere le sue opere dal vivo perché mi trasmettono sempre un’energia immensa.

Se non lo avete ancora fatto, vi suggerisco di vedere il Docu-film: “Dalla parte del Naufrago” è il documentario di Tomaso Pessina che racconta la vita e l’arte del celebre pittore veneziano con l’interpretazione magistrale di Toni Servillo che con la sua voce avvolgente ed espressiva, racconta la vita di Vedova dalla fanciullezza all’età adulta. In alcuni momenti vi sembrerà di essere a teatro e di vedere Vedova aggirarsi tra le calli di Venezia.

Assaporerete la creatività che deve fare i conti con la realtà e la povertà e con un bambino che non ne vuole sapere di conformarsi e che farà di tutto per seguire un percorso assai arduo ma che poi ci regalerà delle opere straordinarie.

Amo le sue opere perché è come se lui avesse una sorta di rapporto conflittuale con la tela, la sua pennellata è forte e audace e ogni segno fa parte di un progetto creativo molto preciso.

Con le sue pennellate nervose, con la sua tavolozza tra il grigio e il nero, con il connubio di caos e ordine nelle lineeriusciva a trascendere la materia stessa trasportando la concentrazione sulla forza emotiva del segno.

Quattro secoli si dissolvono in una pennellata. A Torino, fino al 12 gennaio 2026, l’arte diventa ponte tra epoche lontane

C’è un momento, nella sala del Senato di Palazzo Madama, in cui il tempo sembra implodere su se stesso. Da una parte, l’Autoritratto di Tintoretto del 1588 – arrivato eccezionalmente dal Louvre – ti guarda con quegli occhi che hanno stregato Manet e ossessionato Sartre. Dall’altra, le oltre cento tele di Emilio Vedova si arrampicano nello spazio come un’onda di colore ribelle, sfidando la verticalità della sala in un crescendo che toglie il fiato.

È qui che prende vita “Vedova Tintoretto. In dialogo”, la mostra che dal 19 settembre trasforma Torino nel teatro di un confronto artistico senza precedenti. Curata da Gabriella Belli e Giovanni Carlo Federico Villa, l’esposizione non è solo un accostamento di opere, ma la rivelazione di un legame profondo che attraversa i secoli: quello tra Jacomo Robusti, detto il Tintoretto (1518-1594), gigante del Rinascimento veneziano, ed Emilio Vedova (1919-2006), maestro dell’arte informale del Novecento.

L’ossessione di un’identificazione

“Tintoretto è stato una mia identificazione. Quello spazio appunto una sede di accadimenti. Quella regia a ritmi sincopati e cruenti, magmatici di energie di fondi interni di passioni di emotività commossa”. Le parole di Vedova rivelano molto più di un’influenza artistica: raccontano di un’ossessione creativa, di un dialogo che ha attraversato la vita dell’artista informale come un fiume sotterraneo.

La mostra, realizzata in collaborazione con la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia, svela per la prima volta con rigore scientifico questo processo formativo. “È la prima volta che delineiamo con tanta precisione i processi della formazione del giovane Vedova sui testi pittorici di Tintoretto”, spiega Gabriella Belli, sottolineando come questo percorso visionario proietti il visitatore nella piena maturità del pittore contemporaneo.

La struttura di un incontro impossibile

L’allestimento nell’Aula del Senato del Regno d’Italia non è casuale. Qui, dove un tempo si decidevano le sorti del Paese, ora si consuma un dialogo artistico che sfida le convenzioni temporali. La mostra si sviluppa attraverso una cinquantina di capolavori, orchestrati in un crescendo emotivo che parte dai primi disegni giovanili di Vedova del 1936.

Il percorso si snoda attraverso tre nuclei principali:

L’icona fondatrice: al centro dell’esposizione, l’Autoritratto di Tintoretto del 1588 emerge come un faro. Quest’opera, che Manet considerava “il più bel quadro al mondo” e che Sartre definiva specchio del “sequestrato di Venezia”, rappresenta il punto di partenza e di ritorno per la riflessione di Vedova.

Il confronto diretto: le ancone dei Camerlenghi, prestate dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dialogano con le opere del celebre ciclo delle Metamorfosi dalle Gallerie Estensi di Modena. Accanto, le tele degli anni Quaranta e Cinquanta di Vedova mostrano il suo corpo a corpo con i capolavori del maestro: La Moltiplicazione dei pani e dei pesci (da Tintoretto) (1942), La crocifissione (da Tintoretto) (1947), lo (studio da Sogno di San Marco di Tintoretto) (1956).

L’apoteosi: la monumentale installazione …in continuum, compenetrazione/traslati ’87/’88 domina lo spazio finale. Oltre cento grandi tele, assemblate in un insieme dinamico che sfida la geometria della sala, testimoniano l’evoluzione di un artista che ha continuato per tutta la vita il suo confronto visionario con il maestro ideale.

Due anime veneziane, una sola energia

Cosa unisce davvero questi due giganti della pittura? Non è una questione di stile o di tecnica, ma di energia pura. Entrambi sono stati “straordinari disobbedienti”, come li definisce Belli, uomini rari capaci di essere profeta e testimone dei propri tempi.

Tintoretto, “colui che mette insieme il disegno di Michelangelo con il colore di Tiziano”, aveva saputo raccontare il popolo veneziano con una forza narrativa che squarciava le convenzioni. Vedova, dal canto suo, ha trasformato quella lezione in resistenza e memoria, facendo della pittura un atto di ribellione civile.

Giovanni Carlo Federico Villa sottolinea come questo dialogo rappresenti “un formidabile confronto sul farsi dell’arte”, dedicato alla memoria di Vittorio Viale, lo storico direttore dei Musei Civici di Torino che aveva saputo far dialogare antico e contemporaneo con genialità visionaria.

L’arte che non muore mai

Lì dove Tintoretto componeva caos e ordine in un equilibrio sempre instabile, Vedova ha proseguito il gesto, esasperandolo. I suoi “neri violenti” e le “spatolate ribelli” rispondono ai “tagli diagonali” e alla “luce che squarcia l’ombra” del maestro rinascimentale, in un dialogo che si fa “estasi e vertigine”.

La monumentale installazione finale non è solo l’apoteosi dell’esposizione, ma la dimostrazione che l’arte vera non conosce tempo. Quelle oltre cento tele, “cucite insieme come una partitura che si arrampica nello spazio”, rappresentano l’omaggio più alto che un artista possa rendere al suo maestro: non l’imitazione, ma la trasformazione creativa del suo insegnamento.

Come conclude Gabriella Belli, “l’arte deve essere in grado di attualizzare i valori del passato al presente”. E in questa capacità di rendere eterno il dialogo tra le generazioni, “Vedova Tintoretto. In dialogo” trova la sua ragion d’essere più profonda.

INFORMAZIONI PRATICHE

Dove: Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica, Sala Senato, Piazza Castello, Torino

Quando: Dal 19 settembre 2025 al 12 gennaio 2026

Organizzazione: Palazzo Madama in collaborazione con la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia

Curatori: Gabriella Belli e Giovanni Carlo Federico Villa

Info: www.palazzomadamatorino.it

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