Ludovico Einaudi, traghettatore di emozioni
Il 14 dicembre ho avuto l’opportunità e il privilegio di assistere ad un concerto di Ludovico Einaudi presso il Teatro dal Verme di Milano. Non so dirvi quante volte ci ho provato, ma per un motivo o per un altro non ero mai riuscita ad ascoltarlo dal vivo.
Posso dirvi che è una esperienza che “risuona”. Questa è la parola che secondo me descrive perfettamente questa esperienza. La sua melodia risuona dentro l’anima di chi la scolta, capace di trasportati in una sorta di altrove. A volte questo altrove sembra una sorta di paradiso, calmo ed evocativo, altre sembra di trovarsi in una sorta di vortice capovolto.
Echoes from The Summer Portraits è il titolo del progetto speciale pensato insieme al figlio Leo Einaudi. Il progetto è frutto di un’intesa creativa maturata negli anni tra padre e figlio e Einaudi vs Einaudi nasce dall’incontro tra due visioni artistiche affini ma distinte. Leo Einaudi reinterpreta le composizioni del padre, mantenendone intatto lo spirito, arricchendole con nuovi colori sonori, intrecciando elementi elettronici e strutture ritmiche in un viaggio immersivo e contemporaneo.
Quello che ha fatto davvero la differenza sul palco della Sala Grande, oltre a Ludovico Einaudi al pianoforte e Leo Einaudi alle chitarre, tastiere ed elettronica, è stato un ensemble alchemico per quello che mi riguarda. Federico Mecozzi e Klest Kripa ai violini, Redi Hasa e Veronica Conti ai violoncelli, Rocco Nigro alla fisarmonica, Francesco Arcuri alle percussioni, Gianluca Mancini alle tastiere, Alberto Fabris al basso. Inoltre la musica era sapientemente accompagnata da un utilizzo delle luci davvero efficace.
Vi faccio un regalo, ho girato un video verso la fine del concerto. Una sorta di scintilla che in qualche modo volevo portare con me forse.
Molto interessante l’installazione “Your summer portraits”, ideata e curata da Einaudi per la Sala Piccola del teatro. Ecco come il compositore ne racconta la genesi:
“A luglio di quest’anno, riflettendo sulla nuova installazione per il Teatro Dal Verme, ho pensato che sarebbe stata una bella occasione poter invitare altre persone a condividere i loro Summer Portraits. Così ho lanciato un appello pubblico chiedendo di inviare messaggi vocali con pensieri legati alle proprie estati — passate, presenti o future. Abbiamo ricevuto oltre seicento registrazioni in molte lingue, provenienti da tutto il mondo, insieme a fotografie e video. Il materiale raccolto è stato selezionato e organizzato e costituisce il contenuto dell’installazione. Accanto alle voci e alle immagini, cinque giradischi riproducono una musica che ho composto appositamente per questo progetto. Ringrazio tutte le persone che hanno accolto il mio invito, inviando materiali così preziosi e poetici”.
L’accesso all’installazione sarà dalle 18.00 alle 19.45 e dalle 22.00 alle 23.00 in tutti i giorni di concerto.
Ludovico Einaudi e le sue melodie hanno accompagnato buona parte della mia vita e continuano a farlo. Per conoscere questo straordinario artista vi suggerisco il podcast: “Experience: The Ludovico Einaudi Story.” Potete trovarlo su molte piattaforme e oltre alla voce di Ludovico che risponde alle domande potrete ascoltarlo suonare. E poi vi suggerisco di leggere: “Ludovico Einaudi – La musica, le origini, l’enigma”, scritto dal critico musicale Enzo Gentile.
Il Mistero
Il libro si concentra sui primi quarantacinque anni di vita di Einaudi, quelli precedenti al successo internazionale, esplorando un percorso artistico sorprendentemente diversificato. Dalle origini in una famiglia illustre – il nonno Luigi Presidente della Repubblica, il padre Giulio fondatore dell’omonima casa editrice – ai primi passi musicali nella Torino degli anni ’70.
Un aspetto affascinante emerso dalla ricerca di Gentile riguarda la partecipazione di Einaudi al gruppo prog-rock Venegoni & Co., con cui incise due album per la mitica etichetta Cramps: “Rumore rosso” e “Sarabanda” (1978-1980). Un Einaudi molto diverso dal compositore contemplativo che conosciamo oggi, ma piuttosto un musicista curioso e sperimentatore, grande ascoltatore delle avanguardie internazionali.
L’Africa: il punto di svolta
Il cuore narrativo del libro ruota attorno a due viaggi che Einaudi compì in Mali all’inizio degli anni 2000, accompagnato da un gruppo di amici tra cui lo stesso Gentile. Questi viaggi rappresentarono un momento cruciale nella sua evoluzione artistica, culminando nell’album “Diario Mali”, realizzato in collaborazione con Ballakè Sissoko, il celebre suonatore di kora. L’opera rappresenta un primo tentativo di dialogo tra cultura occidentale e africana, anticipando l’affermazione della world music.
Ciò che rende questo libro davvero speciale sono le quasi 50 testimonianze inedite raccolte da Gentile. L’autore ha intervistato musicisti, registi, coreografi e artisti che hanno lavorato con Einaudi nel corso degli anni, offrendo punti di vista differenti e talvolta divergenti sul “fenomeno Einaudi”.
Tra le voci presenti nel libro troviamo il regista Roberto Andò, il compositore e direttore d’orchestra Carlo Boccadoro, il pianista Michele Braga, lo scrittore Andrea De Carlo, il performer Daniel Ezralow, il jazzista Paolo Fresu, Paolo Jannacci, Franco Mussida e Massimiliano Pani. Ogni testimonianza contribuisce a delineare un ritratto sfaccettato dell’artista, lasciando il lettore libero di formare il proprio giudizio.
Un compositore complesso
Il libro sfata il mito di Einaudi come semplice compositore “sospeso tra new age e pop”. Gentile ci mostra un musicista dalla formazione classica solida – diplomato in Composizione al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano – ma aperto alle contaminazioni più diverse. Un esempio emblematico è “Sul filo d’Orfeo” (1984), ottanta minuti di musica per balletto che rivela un compositore capace di spaziare dall’orchestra alle sonorità elettroniche.
Il successo delle colonne sonore
Un capitolo importante è dedicato al ruolo di Einaudi come compositore di colonne sonore. Gentile distingue accuratamente tra film per cui ha scritto musiche originali e quelli che hanno utilizzato brani del suo repertorio, analizzando come questo medium gli abbia permesso di raggiungere una platea internazionale ben prima del successo concertistico.
L’approccio di Enzo Gentile non è quello del fan acritico né del detrattore preconcetto. Il critico riconosce ad Einaudi una “posizione apicale nei gusti e nel mercato internazionale” e non nega che abbia fatto “corsa a sé”, generando uno stuolo di imitatori. Tuttavia, si propone di fornire al lettore – che sia estimatore, indifferente o scettico – tutti gli strumenti per rispondere autonomamente alle domande cruciali: perché Einaudi piace così tanto? A cosa si devono le sue fortune? Quali i meriti di un’idea musicale che ha creato un intero genere?
Contributi prestigiosi
Il volume si arricchisce della prefazione di Cecilia Chailly, musicista e arpista di fama internazionale, e della postfazione dell’architetto Stefano Boeri. Due prospettive diverse che inquadrano la figura di Einaudi nel panorama culturale contemporaneo, testimoniando l’impatto trasversale della sua musica.
Il libro conferma Einaudi come “traghettatore di emozioni” capace di creare un “benefico labirinto di influenze ricevute ed esercitate”, un “gioco di specchi” che continua ad affascinare platee intergenerazionali.
Se dovessi scegliere delle opere visive da collegare alla musica di Einaudi sicuramente sceglierei quelle di di Ted Chin.
Fate un esperimento, prendete una delle opere di Chin e associate una melodia di Einaudi. Cliccate sulle immagini.






