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Re Lear al Piccolo Teatro Strehler: il ritorno di Gabriele Lavia

Dopo 53 anni dalla memorabile edizione di Giorgio Strehler del 1972, dove interpretava Edgar, Gabriele Lavia torna al capolavoro shakespeariano, questa volta nei panni del sovrano protagonista. Lo spettacolo, andato in scena dal 28 ottobre al 9 novembre 2025 al Teatro Strehler, rappresenta un ritorno profondamente personale per il grande attore e regista milanese.

Una tragedia incentrata sulle perdite: della ragione, del regno, dei legami familiari. Lavia descrive la sua visione nelle note di regia: la tempesta che travolge Lear non è solo quella esterna, ma soprattutto quella interiore, la tempesta della mente di un uomo che ha abbandonato il proprio essere.

Lo spettacolo vanta un cast di 14 interpreti e una produzione curata dal Teatro di Roma, Effimera e LAC Lugano Arte e Cultura. La scenografia di Alessandro Camera evoca il retro di un palco, con vecchi oggetti accatastati, manichini, corde e sedie sparse, creando un’atmosfera che gioca sul “dietro le quinte”, su ciò che normalmente rimane nascosto. Meravigliosi e sontuosi i costumi di Andrea Viotti. 

TV2000 con la trasmissione “Retroscena” racconta il dietro le quinte. E’ bellissimo poter assistere al processo creativo e alle prove di uno spettacolo come questo.

Un’esperienza teatrale intensa che dura tre ore e mezza, dove Lavia dimostra una forza scenica che continua ad affascinare, affiancato da molti giovani attori cui dona l’opportunità di confrontarsi con uno dei più grandi classici della drammaturgia mondiale. Mi hanno colpito soprattutto due interpretazioni oltre a quella di Lavia ovviamente. Ian Gualdani che ha interpreto un Edmund davvero credibile, per alcuni troppo cinematografico, per me assolutamente perfetto. E poi ho adorato il “Matto” interpretato da un bravissimo Andrea Nicolini.

Gabriele Lavia era Re Lear su quel palcoscenico, non lo interpretava. Mi ritengo immensamente fortunata ad averlo visto dal vivo (e per ben tre volte). Spesso rivedo gli spettacoli più volte, c’è sempre da imparare da ogni rappresentazione. D’altronde il teatro è la vita, è l’uomo.

L’attualità sconvolgente di Shakespeare

Quattro secoli ci separano da Shakespeare, eppure le sue opere continuano a parlarci con urgenza. Il Re Lear che divide il suo regno, le figlie che tradiscono, l’ingratitudine che spezza i legami familiari, la follia che nasce dall’eccesso di dolore: tutto questo non appartiene a un passato remoto, ma risuona potentemente nel nostro presente. Shakespeare ha compreso l’animo umano in una profondità tale che le sue tragedie attraversano i secoli senza invecchiare. Amore e odio, potere e fragilità, verità e menzogna: sono gli stessi demoni che ci abitano oggi, le stesse questioni che ci tormentano. Per questo il Bardo resta il nostro contemporaneo più acuto.

Perché il teatro è necessario

Il teatro non è un ornamento della vita civile, è una sua necessità. Sulla scena impariamo a riflettere sull’esistenza, a comprendere le contraddizioni che ci abitano, a dare voce ai sentimenti più nascosti. Il teatro ci insegna a parlare, a comunicare con gli altri, a cercare le parole giuste per esprimere ciò che si agita nell’anima. Davanti a un attore che interpreta Lear nella sua discesa nella follia, non assistiamo a una finzione: partecipiamo a un rito collettivo di conoscenza. Impariamo l’empatia, la compassione, la capacità di metterci nei panni dell’altro. Il teatro ci rende più umani, ci aiuta a comprendere profondamente l’animo umano in tutta la sua complessità, con le sue ombre e le sue luci. È uno specchio e insieme una finestra: ci mostra chi siamo e chi potremmo essere.

L’eredità di Giorgio Strehler

Impossibile parlare del Piccolo Teatro senza evocare la figura di Giorgio Strehler, il più grande regista che il teatro italiano abbia mai conosciuto. Strehler non ha solo fondato il Piccolo nel 1947 insieme a Paolo Grassi, ha creato un tempio dell’arte scenica, un luogo dove il teatro diventava servizio pubblico, strumento di elevazione culturale per tutti, non privilegio di pochi. Le sue regie – dall’Arlecchino servitore di due padroni alla Tempesta, dal Giardino dei ciliegi al suo stesso Re Lear del 1972 – hanno fatto scuola nel mondo intero. Strehler credeva nel teatro come forma suprema di poesia e impegno civile, capace di trasformare gli spettatori in cittadini più consapevoli. La sua lezione continua a vivere in ogni spettacolo che illumina quel palcoscenico, un’eredità immensa che ci ricorda che il teatro, quando è grande, può davvero cambiare le persone.

Starei ore ad ascoltare Lavia che racconta di Giorgio Strehler. Aneddoti, ricordi che valgono una vita.

Riccardo III: il male nella bellezza

Poco dopo il Re Lear, sempre al Piccolo Teatro, ho assistito alla rappresentazione di Riccardo III.

Antonio Latella ha portato in scena Riccardo III con Vinicio Marchioni protagonista. La regia di Latella compie un ribaltamento di prospettiva: il male non sta nella deformità fisica ma nella bellezza, in un giardino dell’Eden dove si consumano le più atroci nefandezze.

La scenografia di Annelisa Zaccheria trasforma il palco in un bosco di rose bianche, simbolo della casata degli York, con al centro un albero gigantesco senza rami né radici. Marchioni interpreta un Riccardo psicopatico, seduttivo e crudele, vestito di bianco, che oscilla tra meschinità e sincerità in una corsa verso l’autodistruzione.

La traduzione di Federico Bellini gioca con ritmi da commedia, mentre l’adattamento rispetta la complessità della vicenda ampliandola con la figura del Custode, servitore del male.

Anche qui Shakespeare dimostra la sua attualità: la scenografia evoca un giardino in apparenza delle delizie dove si consumano le peggiori nefandezze. Un testo che parla di potere, manipolazione, e della rovina che arriva dalle donne che circondano il tiranno, voci della coscienza che ne svelano la malvagità. Una messa in scena potente e visionaria che interroga il pubblico sul significato stesso del male nel nostro tempo.

Shakespeare non potrebbe essere più attuale che mai visto che la Prima del teatro alla Scala di Milano sarà una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Dmítrij Šostakóvič.

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