Il Giardino segreto ritrovato

Book by Emma Taylor 

Potete leggere il post, oppure qui, potete ascoltare la mia voce mentre lo leggo.

Ci siamo, ecco il capitolo finale. In questi mesi vi ho raccontato la mia avventura come studentessa del Master in Content Design & Creation presso Talent Garden School.

Qui trovate il primo e il secondo capitolo.

Il master si è concluso lo scorso fine settimana e ho preferito prendermi qualche giorno per lasciar fluire pensieri ed emozioni.

Per questa ultima storia vi porto con me indietro nel tempo. Sin da piccola la parola “creatività” mi si è prima attaccata addosso, fino a quando non ha trovato un varco ed è entrata dentro di me.

La mia creatività aveva a che fare con parole e immagini e in un certo senso portava con sé una piccola condanna: fare della mia creatività qualcosa di buono, di produttivo, che mi garantisse non il denaro, ma abbastanza lavoro da guadagnarlo.

Pur di vivere di ciò che mi riusciva meglio e insieme mi divertiva, pur di poter creare, mi è sembrato naturale adattarmi a una serie di sacrifici e lavori meno piacevoli e fantasiosi: se la creatività rappresenta una dote, esercitarla è una specie di lusso.

Non è mai stato semplice, ma credevo mi sarebbe riuscito sempre, facendo appello alla mia innata, riconosciuta creatività, buona anche per far fronte alle crisi più nere. Poi tutto questo si è schiantato contro un muro di realtà. Una mattina mi sono trovata davanti al mio pc e al suo infinito foglio bianco. È stato più o meno quello il momento in cui ho accettato il fatto che la mia fantasia e la mia inventiva non c’erano più. O meglio c’erano, ma non ne volevano sapere si palesarsi.

Avete presente il film Inside out”? Ci sono 5 personaggi principali: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura, Disgusto. 

E poi c’è Bing Bong, è stato l’amico immaginario di Riley quando questa era molto piccola. Bing Bong ha un comportamento allegro e infantile. Il suo aspetto lo rende simile sia a un elefante sia a un gatto (di zucchero filato alla fragola) e anche a un delfino (come dice lui), sebbene sappia solo riprodurne il verso. Quando è triste piange caramelle.

Bing Bong

Nel film questo variopinto elefante si aggira tutto solo nella memoria a lungo termine di Riley perché Bing Bong fa parte dell’infanzia della bambina….è destinato a svanire, tanto che nella storia alla fine decide di sacrificarsi per aiutare Gioia a uscire dal baratro della memoria, dove si dissolve, venendo dimenticato definitivamente da Riley.

La creatività per me ha esattamente le sembianze di Bing Bong e la difficoltà sta nel dargli da mangiare tutti i giorni, non si può saltare nemmeno un giorno, altrimenti lui smette di collaborare, vaga sconsolato per il cervello e si nasconde.

Purtroppo non sempre riusciamo a lavorare bene con la creatività, spesso bisogna raggiungere una sorta di compromesso con le realtà. Non fatelo mai. Quella è la volta buona che sua Signora la creatività vi volterà le spalle.

Sono molti i motivi che spingono una persona a frequentare un master, nel mio caso il mio obiettivo è sempre stato quello di imparare e ritrovare Bing Bong. E l’ho trovato. Una sera, sul tardi, mentre lavoravo al project work. Avevo un foglio davanti e ho cominciato a creare una mappa mentale. Non una qualsiasi…la mia.

Già, per creare uso le mappe, ora posso utilizzare il verbo al presente, ma fino a un paio di mesi fa non era così. Non ci riuscivo. Fissavo il foglio bianco e mi sembrava una distesa di sabbia arida.

Durante il master ho incontrato professionisti che sfogliando le loro menti hanno cominciato a raccontarmi che le idee sono importanti, le idee si pagano, che i tritacarne della comunicazione hanno mortificato la creatività. Il fatto di poter vedere esempi di creatività applicata, la passione nei loro occhi e nelle loro parole mi ha permesso di ritrovare quello strambo elefante.

Questa è la mappa che ho realizzato una sera per il project work del master che ho frequentato. Voi non ci crederete ma il progetto realizzato contiene rimandi ad ognuna di queste parole.

Mappa

Vi ricordate che nelle scorse puntate vi raccontavo che per valutare l’efficacia di un un master non bastano solo i materiali propedeutici, ma contano le persone che incontri e come queste ti sanno ispirare? Bene, questo vale ancora, ma contano anche i compagni di viaggio. Sono stata molto fortunata, perché la mia classe è speciale. Dico è perché sono sicura che non ci perderemo di vista. Certo, non ci si potrà vedere tutti i giorni, ma resteremo in contatto. Bolle già in pentola una sorpresa per gennaio. (Spoiler)

Noi abbiamo un primato che è solo nostro. Siamo la prima classe del Master in Content Design & Creation di Talent Garden School. Ne seguiranno altre, ma noi rimaniamo la prima. Avrei voluto portarvi in classe con me per farvi respirare la complicità, l’allegria, la professionalità che si respiravano. Anche i nostri professori lo capivano subito che l’aria era frizzante (soprattutto dal numero di domande).

“Tutti noi abbiamo sognato di dipingere, ballare, scrivere, comporre musica, ma poi, spesso, abbiamo rinunciato a quel sogno, convinti di non avere sufficiente talento per l’arte. Ci siamo giustificati con gli impegni della casa o del lavoro, oppure nascosti dietro il timore, la vergogna, i sensi di colpa. Nessuno, infatti, ci ha mai spiegato come dare forma a quelle passioni, a quegli slanci creativi che spesso proviamo e che ammiriamo in certi personaggi della cultura e dello spettacolo”

Queste parole sono trarre dalla quarta di copertina de “La via dell’artista” di Julia Cameron. Ecco, questo Master mi ha aiutata a mettere a fuoco e a dare forma alle mie passioni. L’essere ibridi, decidere di coltivare uno o più talenti non deve essere vissuto o sentito come una colpa.

La creatività per Julia Cameron è il gioco di un bambino concentrato su quello che sta facendo come se fosse la cosa più importante del mondo, anche se si tratta d’una costruzione di mattoncini da metter via prima di cena. Per me è lo stesso e le persone che ho incontrato durante questi mesi mi hanno rinfrescato la memoria…

La domanda “sono davvero una persona creativa, allora, siamo davvero tutti creativi?”, non me la faccio più. È come chiedersi se possiamo davvero avere tutti del basilico fresco ogni giorno direttamente nella nostra cucina. La risposta è, ovviamente, sì. Sì, se prendi terra, semi buoni, un buon vaso, e ne hai cura ogni giorno. L’istinto creativo è una pianta. E come per le piante, bisogna sapere che per farla germogliare serve aver prima piantato un seme. 

Alla fine di questa avventura posso dirvi che personalmente ho ritrovato la chiave che consente di entrare nel giardino segreto, un giardino che era solo meno visibile a causa delle troppe erbacce. E chissà, magari un giorno avrò l’occasione di raccontare la mia storia, di quando non trovavo più Bing Bong e di come ora corre felice in quel giardino.

Il mio grazie più grande va a chi ha dato forma a una realtà come Talent Garden School. Perché un paio di anni fa, in quel di Brescia c’è qualcuno che ha trovato un piccolo giardino, se ne è preso cura e lo ha fatto crescere.

Book by  Emma Taylor

P.S Se dopo queste parole vi venisse in mente di iscrivervi a questo master, dite solo che un giorno, per caso, siete capitati sulle pagine dell’Eco degli eventi e che avete letto una storia….la mia.

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