Le Alchimiste di Kiefer: dalle rovine, la scintilla
Se approdate spesso sul mio blog parlo di uno dei miei artisti preferiti: Anselm Kiefer. L’ultima volta è stato in occasione della sua bellissima mostra a Palazzo Strozzi a Firenze.
C’è un momento, entrando nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, in cui il tempo smette di scorrere in avanti. Le pareti portano ancora, sotto la pelle del restauro, la memoria dei bombardamenti del 1943. È in questa ferita aperta della città, in questo spazio che ha già ospitato il Guernica di Picasso nel dopoguerra, che Anselm Kiefer ha scelto di far parlare le donne dimenticate dalla storia dell’alchimia.
Si intitola “Le Alchimiste” ed è, semplicemente, uno degli eventi artistici più densi che Milano ricorderà a lungo. Non una mostra da attraversare distrattamente, ma un rito da abitare con lentezza.

Un pantheon femminile che riscrive la storia della scienza
Oltre quaranta teleri monumentali, concepiti site-specific per dialogare con la drammaticità di questo luogo, compongono un ciclo che Kiefer ha iniziato a immaginare nel 2023. Al centro non ci sono gli alchimisti che i libri di scuola ci hanno insegnato a conoscere, ma le loro controparti invisibili: Caterina Sforza, che proprio a Milano visse la giovinezza e scrisse un manoscritto con oltre quattrocento ricette tra medicamenti e formule alchemiche; Isabella Cortese; Maria la Giudea; Marie Meudrac; Rebecca Vaughan; Mary Anne Atwood. Donne che hanno pensato, sperimentato, trasformato la materia — e che la storia ufficiale ha lasciato ai margini.

Curata dalla storica dell’arte Gabriella Belli, la mostra fa parte del programma culturale dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, ed è promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma.
Perché andare a vederla
Perché “Le Alchimiste” non è una mostra da guardare, è una mostra da attraversare. I grandi teleri di Kiefer — fatti di piombo, sabbia, cenere, oro, materia bruciata e poi risorta — non raccontano una storia lineare. Sono, come li ha definiti la stessa curatrice, un “dialogo segreto fra l’opera d’arte e il luogo”: stratificazioni, affioramenti, presenze che emergono dalla superficie come se la Sala delle Cariatidi stessa stesse ricordando.

Vale la pena andarci per almeno tre ragioni:
- Il luogo diventa opera. Poche volte un allestimento site-specific riesce a fondersi così profondamente con l’architettura che lo ospita. Le cicatrici della guerra e la materia ferita di Kiefer si parlano.
- Un tema urgente, raccontato senza retorica. Il recupero della memoria femminile nella storia del pensiero scientifico non è un esercizio nostalgico, ma un atto di giustizia poetica.
- È irripetibile. Un’opera pensata per questo spazio specifico, in questa configurazione, non tornerà. Chi la vede oggi vede qualcosa che esisterà solo qui e solo ora.

La mostra resterà aperta fino al 27 settembre 2026 nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale: c’è ancora tempo per organizzare la visita, ma non troppo — vale la pena non lasciarla scivolare tra le cose rimandate.
Il libro che apre le porte dell’atelier: “Paesaggi celesti”
Per chi, uscendo dalla Sala delle Cariatidi, sente il bisogno di capire da dove viene tutto questo, c’è un libro che funziona quasi come una mappa segreta: “Paesaggi celesti. Interviste”, edito da Il Saggiatore, tradotto da Roberta Zuppet. Le interviste — selezionate dal grande critico Germano Celant tra il 2019 e il 2020, e portate a compimento dal suo studio dopo la sua scomparsa — compongono quello che è stato definito l’autoritratto definitivo di Kiefer: cinquant’anni di carriera raccontati con le sue stesse parole.

I paralleli con “Le Alchimiste” non sono casuali, sono la stessa materia raccontata da due angolazioni diverse.

La materia come memoria. Nel libro Kiefer racconta con precisione il suo rapporto con la sabbia, il piombo, la cenere — gli stessi materiali che, a Palazzo Reale, diventano corpo e pelle delle sue Alchimiste. Leggere le sue parole su cosa significhi per lui “lavorare con la materia” aiuta a guardare i teleri milanesi non come superfici dipinte, ma come stratificazioni di tempo.
Le rovine come punto di partenza, non di arrivo. Un filo conduttore attraversa tutta la vita artistica di Kiefer, dalle provocatorie “Occupazioni” degli anni Settanta fino alle architetture di piombo dei “Sette Palazzi Celesti”: l’ostinato tentativo di costruire, a partire dalle rovine, ponti tra passato e futuro, tra storia e spiritualità. La Sala delle Cariatidi — ferita dalla guerra e oggi rinata come tempio dell’arte contemporanea — è l’incarnazione perfetta di questa poetica.
Il sacro, il mito, le figure dimenticate. “Paesaggi celesti” racconta il rapporto di Kiefer con la letteratura, il mito e il sacro come chiavi per rileggere la storia. È lo stesso sguardo che, a Milano, si posa sulle alchimiste cancellate dai libri: un tentativo di liberare — per usare un’immagine molto kieferiana — le scintille di luce sepolte sotto la superficie del tempo.

Le donne come figure carsiche della sua opera. Non è la prima volta che Kiefer dedica un intero ciclo alla figura femminile: già nel 2005, con “Die Frauen” a Villa Medici a Roma, aveva esplorato questo territorio. “Le Alchimiste” ne è l’evoluzione più matura e site-specific, ed è affascinante scoprire — proprio nelle interviste di “Paesaggi celesti” — come questo interesse nasca da radici lontane, biografiche e letterarie, che l’artista stesso ripercorre con rara franchezza.
Un’esperienza da vivere prima che finisca
C’è qualcosa di profondamente ispirazionale nel modo in cui Kiefer trasforma il dolore in materia viva, l’oblio in memoria, la rovina in rinascita. “Le Alchimiste” non chiede al visitatore di ammirare, chiede di trasformarsi insieme all’opera — proprio come facevano le alchimiste che l’artista celebra: donne che cercavano, nella materia più umile, la scintilla dell’oro.
Se avete tempo per una sola mostra da vedere a Milano prima della fine dell’estate, che sia questa. E se volete portarvela a casa, “Paesaggi celesti” è il modo più bello per continuare la conversazione con Kiefer molto dopo aver lasciato la Sala delle Cariatidi.
Restate in ascolto perché a breve vi racconterò di una esperienza che farò tra un po’ di mesi e che ha a che fare con questo artista!

