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Brian Eno, strategie oblique.

Vi è mai capitato di non riuscire a concentrarvi? Di non riuscire a scrivere o a portare a termine un progetto? Ecco ho pensato di inaugurare il 2013 con una storia interessante, seguitemi. 

Quando stiamo lavorando all’invenzione di una storia, o alla reda- zione di un testo, è facile che càpitino di questi stop. Sono antipatici e fastidiosi, all’apparenza. In realtà sono molto utili. Abbiamo uno stop quando intuiamo che ciò che stiamo facendo non va bene, an- che se non sappiamo perché non va bene – se lo sapessimo, probabilmente saremmo in grado di prendere un’altra via. Siamo nelle condizioni di un computer che si “impianta” (tutti i computer, più o meno spesso, si “impiantano”). Dobbiamo spegnere e riaccendere. Resettare, come orribilmente si dice. Sembra quasi, in somma, che un eccesso di concentrazione a un certo punto richieda una distrazione volontaria.La domanda è: si possono trovare delle tecniche di distrazione e riconcentrazione più efficaci? La risposta è: sì, si può. Brian Eno è, per chi non lo sapesse, un musicista e un produttore musicale (nonché un artista visivo). È un uomo che, per carattere e per strategia artistica, preferisce stare dietro piuttosto che davanti. Heroes è per tutti una canzone di David Bowie, forse la più famosa canzone di David Bowie; ma è una canzone di David Bowie e Brian Eno. I dischi con i quali gli U2 o i Talking Heads si sono imposti come star mondiali sono stati prodotti da Brian Eno. Si può dire che, nella storia del cosiddetto “rock progressivo” il nome di Briano Eno compaia ogniqualvolta avviene qualcosa di nuovo. Nel 1975 Brian Eno pubblicò un curioso oggetto, prodotto in coppia con il pittore Peter Schmidt (scomparso pochi anni dopo): un mazzo di 124 carte chiamate Oblique strategy, «strategie oblique». Su ciascuna carta è scritta una frase: un po’ come negli Imprevisti e nelle Probabilità del Monopoli. Le prime dieci carte, ad esempio, portano queste frasi: «Sempre dei primi passi», «Una linea ha due estremi», «Il minimo comune denominatore», «Respira più profondamente», «Non è che una questione di la- voro», «A che cosa stai veramente pensando in questo mo- mento», «Cascate», «La cosa più importante è quella più facil- mente dimenticata», «Vi sono delle sezioni? Considera delle transizioni», «Decora, decora». (Se volete leggerle tutte, attac- catevi all’internet e scrivete in un qualsiasi motore di ricerca: «Oblique strategy» o «Strategie oblique»). 

Così Eno e Schmidt spiegavano ragioni e modi d’impiego delle carte: «Queste carte si sono sviluppate a partire dall’osservazione dei princìpi che regolano le nostre creazioni. Talvolta, esse furono riconosciute retrospettivamente […], talvolta scaturirono dall’azione, altre volte ancora si trattò di semplici formule. Le si potrebbe impiegare come un tutto (una serie di possibilità costantemente riportate alla memoria) o isolatamente, estraendo una carta del gioco, mescolato il mazzo, ogni qualvolta si presentasse un dilemma nel corso di una precisa situazione. In tal caso ci si rimette alla carta anche se non ne sia chiara l’applicazione. Le carte non danno responsi definitivi, nel senso che nuove idee si presenteranno spontaneamente, altre diver- ranno via via evidenti». Che cosa sono dunque queste carte? Sono forse degli oracoli? Dei mezzi magici? No: sono semplicemente uno strumento di distrazione. Quando ci troviamo in un dilemma, quando le parole o le invenzioni non ci vengono, quando ci pare di non saper che pesci pigliare, possiamo giocare questo gioco: peschiamo una carta, e ci confron- tiamo con ciò che dice. Attenzione: non «accettiamo ciò che dice», ma «ci confrontiamo con ciò che dice».

Confrontarsi significa: provare a vedere se l’istruzione o il consiglio dati dalla carta non possano, magari paradossalmente, magari irrealizzabilmente, applicarsi al nostro caso. Dai ragionamenti che faremo scaturirà forse qualcosa di bizzarro, raramente qualcosa di fattibile, spesso qualcosa di impensato. La logica della faccenda mi pare chiara: spingiamo deliberatamente il nostro ingegno e la nostra intuizione ad affrontare una questione da un punto di vista impensato o a partire da premesse impensate. Il risultato è che non solo ci distraiamo, ma anche, per così dire, ci rilanciamo.

LIBRI: (Brian Eno: «Strategie oblique», Gammalibri 1983, pp. 226) e parla lo stesso Eno nel suo libro-diario Futuri impensabili (Giunti 1997, pp. 360). Naturalmente le frasi-stimolo inventate da Eno appartengono a lui e sono adatte a lui. La cosa migliore, dunque, è che ciascuno si faccia il suo proprio mazzo di carte. A tutti sarà capitato di osservare nel proprio comportamento delle procedure particolarmente efficaci, che risolvono problemi specifici o problemi generali. Insomma, si tratta di osservare il proprio modo di procedere e di annotare, via via, le soluzioni efficaci. Le nostre personali Strategie oblique, tuttavia, non dovranno contenere consigli precisi, categorici, vere e proprie istruzioni: dovranno contenere, invece, dei “consigli vuoti”, cioè formulati in modo da poter essere applicati a qualunque materia. Il Castello dei destini incrociati di Italo Calvino, che contiene due storie fondate sui tarocchi, è lì per ricordarcelo. Ma anche il Libro della vita pubblicato dalle edizioni Armenia, sorta di raccolta di oracoli: basta formulare una domanda precisa, dice l’introduzione, e aprirlo a caso; si otterrà infallibilmente la risposta giusta. Penso una domanda. Lo apro a caso. Leggo: «Una visione completa include sempre lo spazio indispensabile per immaginare gli ele- menti mancati».

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