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Il potere del Nunchi

ll monologo di Drusilla Foer a Sanremo ha fatto “rumore”. Non mi stupisce perché la pandemia ci ha cambiato e spesso non in meglio….eppure l’arte dell’ascolto si può esercitare.

Ultimamente ho letto un libro molto interessante dal titolo: “ll potere del Nunchi – L’arte coreana di convincere gli altri in modo efficace e amichevole”. Il sottotitolo mi aveva un po’ spiazzato, ma non è un manuale per persuadere gli altri a fare quello che volete, anzi lo spirito del libro è decisamente diverso. 

Nel Settembre 2019 la giornalista coreana Euny Hong ha pubblicato questo libro bellissimo e stando a ciò che l’autrice ha riportato nel volume, il Nunchi è una caratteristica emotiva che esiste in alcune persone, le più propense all’ascolto e con una maggiore sensibilità verso il prossimo. Euny Hong ci apre le porte più segrete della sua cultura e ci insegna come stare bene con gli altri, e nello stesso tempo come fare stare bene le persone che ci circondano. “Nunchi” in coreano è un vocabolo spirituale che indica la sottile arte di sentire e comprendere i sentimenti altrui, significa predisporsi emotivamente al prossimo. A mio avviso c’è di più e la parola ascolto è alla base di questo libro.

Molti ritengono che il nunchi sia uan tecnica di crescita personale accessibile a tutti, che consiste nell’usare gli occhi per osservare (non solo vedere), e le orecchie per ascoltare (non solo sentire) gli altri.

L’educazione coreana si basa su questi principi, e gli stessi genitori coreani più che le buone maniere insegnano ai figli, già da molto piccoli, come affinare questi super poteri basati sull’intuito, il buon senso, la fiducia, l’armoniosa ricerca di una vita comunitaria felice. Tanti sono i consigli, tutti incredibilmente semplici e alla portata di tutti, dall’importanza di saper tacere, alla capacità di connettersi con la mutevolezza delle relazioni umane. Ci insegna a fidarci delle prime impressioni, a non sottovalutare l’intuito, spesso oscurato dalla troppa razionalità. 

Ci insegna che quando entriamo in una sala piena di gente interagiamo con un ecosistema delicato e complesso, in continua evoluzione. E noi dobbiamo imparare a evolvere con lui, adattandoci ai mutamenti e rispettando le sensibilità e i sentimenti altrui. Sembrerà strano leggere che ferire qualcuno senza intenzione è più grave che farlo intenzionalmente, o ci metterà in imbarazzo scoprire che anche le migliori intenzioni non bastano a vivere in armonia con gli altri per perseguire il successo e la felicità. 

Ci insegna che correre in una direzione perché tutti gli altri lo fanno può salvarci la vita, come ci insegna che l’ignoranza non è una giustificazione, e bisogna conoscere le culture e le usanze delle comunità anche nuove in cui si ha l’occasione di vivere. Ci insegna che noi non siamo il centro del mondo, che non tutto ruota intorno a noi, ma siamo un piccolo granellino di sabbia nella spiaggia corallina dei rapporti umani. Imparare a scegliere il proprio partner, i propri amici, i propri dipendenti o soci in affari non sono cose da poco, anzi sono centrali nelle nostre vite. E questo libro ha il pregio di indicarci un percorso da seguire per migliorarci e migliorare i nostri rapporti con gli altri.

Abbiamo detto che mettere in pratica il “Nunchi” significa predisporsi emotivamente al prossimo. In che modo? Prima di tutto, lasciando andare i pregiudizi (dal latino “prae iudicium”, il giudizio che viene prima di conoscere). I pregiudizi, comunque, non sempre sono negativi: spesso possono aiutarci ad individuare un problema o qualcosa di potenzialmente pericoloso per noi o i nostri cari.

Nella maggior parte dei casi, però, i pregiudizi rappresentano dei grandi limiti che non ci permettono di conoscere, aprirci alle novità e quindi cambiare. Per comprendere a fondo gli altri è indispensabile vederli e sentirli per quello che sono, astenendoci da ogni pregiudizio fuorviante.

La prossima volta che parliamo con qualcuno cerchiamo di adottare un atteggiamento di Ascolto Attivo, osservando i gesti dell’altro e soprattutto guardando i suoi occhi. La filosofia Nunchi può essere adottata e applicata sempre, in ogni momento della vita quotidiana. Non è un concetto millenario, leggendario o astratto, bensì un’azione tangibile, concreta, che permette di avere rapporti più intensi, duraturi e felici.

Ma non è tutto. Nunchi permette anche di accrescere la propria autostima. Quando l’altro si sente ascoltato e compreso, è naturalmente predisposto a fare lo stesso con te, e saprà mostrarti la sua gratitudine per questo. Più empatia, meno rancore. Più ascolto, meno egocentrismo.

Il Nunchi è l’Intelligenza Emotiva che rende efficace la comunicazione perché aiuta a leggere le reazioni altrui e riduce il rischio di sbagliare messaggio, spesso suggerendo di non aprire bocca.

Chi custodisce la propria lingua salva la propria vita.

Citazione dalla Bibbia

L’efficacia del Nunchi dipende molto dalla velocità con la quale si riesce a “leggere la stanza”, ad osservare e fiutare. Per questo si parla di Nunchi #svelto e Nunchi #lento.

Chi ha un Nunchi lento potrebbe essere allontanato dagli amici – e non ne capirebbe la ragione! – per quella che in occidente è considerata “mancanza di tatto”, e che in psicologia è nota come “distorsione cognitiva” quel fenomeno cioè che “impedisce ad una persona veramente stupida di capire che è stupida”(effetto Dunning-Kruger).

Come si fa a notare chi ha un Nunchi lento o addirittura non lo ha proprio?

  1. Non saper leggere la stanza: quando l’ingenuità sfocia in stupidità e stoltezza, causando danni emotivi profondi, spesso non rimediabili.
  2. Sentirsi al centro dell’universo e considerare gli altri solo comparse.
  3. Non saper leggere tra le righe: se la comunicazione altrui ci sembra poco chiara, conviene imparare a leggere il linguaggio del corpo.
  4. Soffrire di paternalismo o di “so-tutto-io”: i coreani dicono che è “come vantarsi di scrivere bene il cinese di fronte a Confucio”.
  5. Insistere ciecamente sul proprio messaggio senza avvertire che qualcosa non funziona
  6. Prendere troppo alla lettera i complimenti, senza capire se ce li fanno per amore, per non ferirci o per sincera ammirazione.
  7. Essere noiosi e parlarsi addosso: “il noioso è colui che ti priva della solitudine senza offrirti compagnia” (Oscar Wilde).
  8. Incapacità di adattamento: quando entri in una stanza, prima di parlare, osserva cosa fanno gli altri e non giudicare: forse hanno un motivo per farlo!

“Diversamente da quanto si pensa, offendere qualcuno per sbaglio è molto peggio che farlo intenzionalmente.”

Proverbio coreano

Vi suggerisco di leggere questo libro e lasciarvi guidare alla scoperta del “vostro” Nunchi.

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